http://www.altrenotizie.org/alt/images/news/roghi.jpg

La centrale operativa è in piena emergenza, e oltre al superlavoro i vigili del fuoco hanno dovuto subire numerose aggressioni, con teppisti che lanciavano contro i vigili pietre ed estintori

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emergenza rifiuti a napoli Napoli, 17 maggio 2008 - Oltre 100 interventi dei vigili del fuoco dalle ore 20 di ieri alle ore 8 di stamani, a Napoli e in provincia, per spegnere le fiamme appiccate ai cumuli di rifiuti.
Interventi hanno riguardato il centro di Napoli, il Vomero, la periferia mentre gli interventi in provincia hanno riguardato i comuni a Nord del capoluogo e quelli dell’area vesuviana.

“Siamo in piena emergenza - ha detto un vigile del fuoco della centrale operativa - Nessuna zona è risparmiata o quasi dalle fiamme. Speriamo solo che non ci siano altri eventi perchè siamo senza forte e senza uomini”.

Nel corso della notte si sono verificati numerose aggressioni nei confronti del vigili del fuoco accorsi per spegnere le fiamme appiccate ai cumuli di spazzatura. A Barra i vigili sono stati assaliti a colpi di estintori da alcune persone mentre nella zona orientale teppisti hanno scagliato pietre contro i pompieri ma non solo lì anche in altre zone di Napoli.

Intanto i vigili del fuoco chiedono, tramite i sindacati Cgil, Cisl e Uil, il raddoppio dei turni “perchè non ce la facciamo più”.

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fonte:http://qn.quotidiano.net/2008/05/17/89421-napoli_oltre_cento_roghi_nella_notte.shtml

Posted by: solleviamoci | Maggio 17, 2008

Operai senza casco a Palazzo Chigi

Attività anche di notte e Nessun controllo. E a terra le carte del governo Prodi

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Protezioni inutilizzate sulle impalcature. Il cantiere nel retro della sede della Presidenza del Consiglio

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Il cantiere di via dell’Impresa (foto Guaitoli-Lannuti)

ROMA — Lavorano anche di notte, senza casco, senza protezioni. Scivolando da lassù, secondo piano, ovviamente si può morire. Gli operai lo sanno, i datori di lavoro lo sanno. Lo sanno tutti. Ma nessuno evidentemente controlla. Scenario — fotografato a più riprese da martedì notte e fino al pomeriggio di ieri — un cantiere di lavori in corso. Non uno qualunque, però, è un cantiere simbolo in un palazzo simbolo. Un cantiere con tanto di impalcature in tubi innocenti allestito su una facciata di Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei ministri. Sede del governo.

Esterno notte, 23.45 di martedì scorso: gli operai sono tre, entrano ed escono da una finestra di quel secondo piano, un piano più alto della norma trattandosi di palazzo nobiliare. Scaricano materiali, carrucole e travi che salgono e scendono con l’aiuto di mezzi meccanici. I caschi ci sarebbero, quelli gialli d’ordinanza previsti dalle normative. Ma restano appesi ai tubi, inutilizzati. Stessa scena, stessi protagonisti, anche mercoledì e ieri. Tornando di giorno, si pensa che le disattenzioni non ci siano più e i rischi siano evitati. Non fosse per altro che quel tratto di strada, via dell’Impresa, sul retro di Palazzo Chigi, è uno dei punti più controllati d’Italia. Da lì entrano ed escono le macchine del premier e dei ministri. Da lì ieri è uscito Berlusconi, in auto. Il premier ha abbassato il finestrino e fatto una battuta ai giornalisti: «Ho dato disposizione a tutti i ministri — ha detto sorridendo — di non rilasciare dichiarazioni in strada». Dunque?, gli chiedono. «Dunque dovete cambiare mestiere», ha scherzato il premier. Poco prima di lui, da quello stesso ingresso era uscita anche l’auto con a bordo il leader del Pd Walter Veltroni, lì per incontrare il capo del governo.

Il su e giù di travi, il gettito di materiali e quegli operai senza casco né cintura erano sopra le loro teste, poco distanti, di lato, pochi metri dal viavai di gente, funzionari, telecamere, forze dell’ordine. Un cantiere irregolare nella sede del governo (esistono tristi precedenti in altri palazzi del potere, a Montecitorio per esempio, dove nel 2005 un operaio al lavoro sulla facciata della Camera dei Deputati precipitò dall’impalcatura causandosi fratture in tutto il corpo) non è comunque l’unico dato sorprendente. Ieri infatti, sulla stessa facciata posteriore di Palazzo Chigi si notavano anche, appena coperti da una barriera di siepi di alloro in vaso, cassonetti stracolmi di materiale cartaceo — centinaia di faldoni, cartelline, testi di e-mail con dicitura «priorità alta, riservato», appunti autografi di dirigenti e consiglieri politici — tutto gettato via alla rinfusa e in gran parte finito in terra.

Avvicinarsi per capire di cosa si tratta è un gioco: tutto materiale prodotto dagli uffici della Presidenza del Consiglio, ultimo governo Prodi (qualcosa anche di governi precedenti), accantonato con il recente cambio di esecutivo. Pescando a caso, una cartellina piena di fogli e con scritta a pennarello rosso involontariamente comica sul frontespizio: «Ddl Nicolais (ex ministro per l’Innovazione, ndr), modernizzazione pubblica amministrazione».

Edoardo Sassi
17 maggio 2008

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fonte:http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_17/chigi_operai_senza_casco_460ef1c4-23d9-11dd-8b30-00144f486ba6.shtml

Sono sempre più apprezzati i siti che mediano tra chi offre e chi chiede danaro

Appare gratificante aiutare chi ne ha bisogno traendone anche un buon rendimento

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Viaggio tra gli utenti di Zopa e Boober, online da alcuni mesi in Italia
Chi li ha scelti perché deluso da fondi e azioni, chi per fini sociali


di ROSARIA AMATO

<B>Prestiti via Web tra privati, è boom<br>"Basta con banche e finanziarie"</B>


ROMA - Delusione per gli investimenti effettuati in Borsa o attraverso gli intermediari finanziari, desiderio di coniugare un buon rendimento con la finalità sociale nell’impiego del proprio denaro, la linearità e la trasparenza delle procedure: sono queste le motivazioni principali di chi presta il proprio danaro attraverso Zopa e Boober, i siti in funzione da alcuni mesi che hanno introdotto in Italia il peertopeer lending, cioè il prestito remunerato tra privati a un tasso inferiore a quello di mercato. Chi invece chiede un prestito è attirato dalle condizioni migliori rispetto a quelle offerte dalle banche e, se si tratta di una persona ‘non bancabile’ perché lavoratore precario o per altri motivi, dalla possibilità di ottenere con relativa facilità un prestito che altrimenti sarebbe magari costretto a chiedere a un usuraio.

I ‘PRESTATORI’. “Non sono una persona esperta in materie finanziarie, e ho solo due lire messe via. - spiega Anna Maria De Luca, impiegata, 56 anni, un figlio di 33, ‘prestatrice’ di Zopa - Non so se dal punto di vista del guadagno il mio investimento di 6.000 euro andrà bene, però sto già cominciando a ricevere i primi frutti, trovo gratificante vedere che questa cosa già funziona e se ne possa verificare l’andamento giorno per giorno sul sito. Al contrario, tempo fa ho investito in un fondo che sta andando malissimo, e nessuno sa darmi informazioni adeguate su cosa fare o semplicemente su chi devo chiamare. Penso che prima o poi me ne tirerò fuori, a costo di perdere tutti e 3.000 euro”.

Deluso dagli investimenti effettuati attraverso le banche anche Marco, 26 anni, impiegato da tre nella direzione di una compagnia assicurativa: “Avevo acquistato azioni Enel con la privatizzazione, con mia sorella. Sono tuttora in perdita di almeno il 10-20 per cento. Di Zopa mi ha attratto la filosofia innovativa, mi piace l’idea di prestare senza intermediazione bancaria”. Attratto dal ‘fine sociale’ dell’investimento, cioè dalla possibilità di aiutare una persona a realizzare un progetto personale o far fronte a una necessità, è anche Andrea Pietroboni, 45 anni, impiegato, che ha prestato 6.000 euro attraverso Boober: “Mi è piaciuta l’idea di questi prestiti on line senza l’utilizzo di finanziarie o banche, come apprezzo la possibilità di poter investire anche a breve termine. In passato avevo fatto un’assicurazione sulla vita, che si era rivelato però un impegno eccessivo, prolungato negli anni”.

Ostilità verso gli investimenti bancari e in Borsa e solidarietà verso chi ha bisogno di un prestito e ha difficoltà a ottenerlo sono criteri comuni a quasi tutti gli utenti di Zopa e Boober, e sono ragioni che sembrano essere più importanti di quelle strettamente economiche, a cominciare dal rendimento. “Ho prestato 9.000 euro su Zopa - dice Andrea Rodolico, 33 anni, imprenditore informatico di Asti - soprattutto perché mi fa piacere che attraverso i miei investimenti ci siano persone che non debbano sottostare alle banche. Io l’ho fatto ai tempi della bolla Internet: è stato seguendo i suggerimenti di alcuni intermediari che ho lasciato un po’ di sangue sulla pareti, da allora non mi fido un granché delle banche, agiscono solo a loro vantaggio. Mi fido invece delle persone alle quali ho prestato i miei soldi: l’onestà è molto più diffusa di quello che si vede nei giornali”.

“C’è un concetto di base sociale - osserva Stefano Scardovi, 36 anni, commerciante - si va oltre i meri numeri, sapere che ho aiutato qualcuno che voleva sposarsi mi dà più soddisfazione che un fondo che magari investe in aziende che producono armi”. Naturalmente anche il rendimento del prestito è considerato un elemento d’interesse: “Prestare il mio danaro su Zopa per me è un modo di smobilizzare il danaro che altrimenti sarebbe fermo in banca a interessi zero: le banche purtroppo non sono enti di beneficenza, cercano di ottenere il massimo dai correntisti dando il meno possibile. - dice Fabio Grande, 36 anni, programmatore presso una software house di Torino - Ad oggi le alternative per guadagnare qualche soldo sono poche, a parte investire in Borsa come ho fatto io, ma i rendimenti ultimamente non solo solo decaduti, di più, è già tanto che non ci siano perdite. Zopa non mi renderà ricco, ma investire i miei soldi così mi rende certo più che investirli in banca o tenerli nel materasso”. Secondo Lino Di Santo, 25 anni, ‘prestatore’ di Boober, non bisogna però andare troppo addosso a banche e finanziarie: lui stesso lavora in una Sgr del gruppo Intesa SanPaolo a Milano, peraltro. “Sono sistemi diversi: Boober e Zopa si basano sulla fiducia, una banca non può permetterselo, ha bisogno di garanzie”.

I ‘RICHIEDENTI’. Anche tra i richiedenti c’è un operatore finanziario professionista, Fabio Rumiz, di Pacento (Udine), 38 anni. “Gestisco fondi d’investimento alle Generali - spiega - e ho preferito chiedere il prestito di 10.000 euro che mi serviva per un impianto di pannelli solari su Boober per via del tasso particolarmente conveniente, 8% a 36 mesi. Però non so se presterei a mia volta del denaro: credo che sia sinceramente un po’ rischioso”. Anche Maddalena Roversi, bolognese, 36 anni, impiegata statale, ha preferito Boober alle banche per via del tasso d’interesse: “Mi serviva per affrontare delle cure mediche, e le condizioni mi sono sembrate molto più leali. Quando ho fatto la mia richiesta, gli utenti di Boober hanno aperto un forum, e così sono emersi alcuni ‘prestatori’ disponibili: mi sono sembrati decisamente più disponibili rispetto a una banca”.

E così Enrico Savio, padovano, 36 anni, docente universitario: “Volevo completare il giardino, mi servivano 5.000 euro, sul taeg offerto da Zopa c’era una differenza di quattro punti con le banche”. E’ convinto di aver risparmiato parecchio, anche rispetto ai tempi per la procedura, pure Luciano Lobozzo, 46 anni, di Guidonia, sposato con 8 figli: “Mi servivano 7.000 euro per un impianto di pannelli solari: attraverso Zopa sono arrivati subito, nel giro di un paio di giorni, una procedura pratica e veloce”.

Mentre Enrica, 35 anni, impiegata, ha fatto ricorso a Zopa dopo che le banche le avevano chiuso le porte: “Mi servivano 2.000 euro per estinguere una morosità con il mio condominio, e avevo difficoltà a ottenerli da banche e finanziarie perché sono una precaria, lavoro nel telemarketing con contratti di collaborazione a progetto della durata massima di sei mesi e questo mi rende una categoria C, a rischio. Invece gli ‘zopiani’ mi hanno dato fiducia: ci siamo stretti la mano, virtualmente, il prestito mi è stato erogato in tempi rapidissimi. E io, adesso, cerco di pagare le rate anche prima della scadenza: grazie a loro dormo sonni tranquilli, ho evitato di affidarmi agli usurai”.
16 maggio 2008

fonte:http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/credito-mutui/prestiti-tra-privati/prestiti-tra-privati.html

Posted by: solleviamoci | Maggio 16, 2008

«Siamo tutti Nicola»: Sabato in piazza a Verona

verona, omicidio nicola
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Partiranno pullman da Roma, Bologna, Firenze, Massa Carrara, Mantova, Ferrara, Viterbo, Torino, Livorno. Ci sarà un treno speciale da Milano, Brescia e da Padova. Gli antifascisti di tutta Italia scendono in piazza «per sconfiggere insieme la paura», «per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, libera dall’intolleranza, dal razzismo, dall’ignoranza, perché esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata, perché bisogna guardarsi all’interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città». Perché, in sostanza, «al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi».

Il corteo partirà sabato alle 15 dalla stazione di Verona Porta Nuova: ogni informazione è disponibile sul blog aperto in occasione della manifestazione (http://verona17maggio.noblogs.org/). In città si aspettano migliaia di persone che hanno deciso di mobilitarsi perché non è possibile che a Verona «si muoia ancora di fascismo». Nicola, ricordano i giovani antifascisti veronesi, «è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso : migrante, comunista, gay, zingaro, barbone. Solo e “semplicemente” perché estraneo, non familiare, non compatibile».

I cinque giovani responsabili della brutale aggressione sono tutti rinchiusi nel carcere di Montorio, ma la condanna di questo episodio non è stata così condivisa. La destra continua a parlare di bullismo e stenta a riconoscere la matrice politica dell’aggressione. E a Verona, il sindaco Flavio Tosi che nella sua carriera politica ai neonazisti ha dato parecchio spago, continua a premere sul tasto della sicurezza ma senza darle colore: «Riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza – dicono i manifestanti che sabato saranno a Verona – ha alimentato una forma di “insicurezza” che non produce voti, legittimando la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo – proseguono – poggia sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché – concludono – non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola».

Pubblicato il: 16.05.08
Modificato il: 16.05.08 alle ore 18.11

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fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=75508

Comunicato dell’assemblea aperta cittadina. Verona

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Si lotta e si crea anche per ricordare chi ci è stato affine. Non ha importanza se Nicola si dichiarasse antifascista o meno. In questi anni di ripensamenti e ricombinazioni sociali, culturali, politiche, esistenziali, abbiamo imparato a definirci non per quello che siamo ma per ciò che non siamo. A differenza dei suoi assassini Nicola non era nazista, non era fascista, non era razzista, non era leghista, non era un reazionario. Sappiamo ciò che non siamo, ciò che saremo dobbiamo inventarlo. Lontani dalle passioni tristi, gioiosamente, naturalmente, vivere come l’aria che si respira, come ha fatto Nicola. Skate: ebrezza e surf dell’anima. Montagna: tregua, respiro, silenzio. Colore arancio: vitalità e spiritualità. Immaginazione. Vita contro la morte.

Gruppi culturali, teatrali, musicali,
associazioni sociali, migranti, individualità, giovani e meno giovani, con esperienza politica e no. Nella sala Lucchi colma di persone, si è svolta l’assemblea aperta cittadina per la promozione della manifestazione del 17 maggio. Molti gli interventi, le proposte, le idee, le riflessioni. Un esempio di comunicazione e informazione che si alimentano per formare socialità diffusa e un’etica fatta di memoria, immaginazione e concretezza. Ricordare Nicola, non permettere che la sua vita e il suo assassinio siano dimenticati, questo il sentimento più diffuso negli interventi. Da qui le molte proposte, come la posa di una targa commemorativa a Porta Leoni e l’intitolazione di un centro giovanile/biblioteca. Il corteo sarà aperto, comunicativo, partecipato, in cui la città parlerà con la città, le identità si meticceranno con Verona, perchè è con la solidarietà e la relazione che può nascere una nuova sensibilità.


Per sconfiggere l’intolleranza, il razzismo, la discriminazione è necessario far appello alla coscienza civile di Verona e alla sua capacità di autocritica come atto d’amore verso la città stessa, perchè è proprio dalle condizione estreme che possono nascere pensieri e pratiche vivificanti, perchè è proprio dal dissenso che possono nascere sensibilità, coscienza, saperi nuovi. E’ necessario quindi costruire progetti per nuove sensibilità, forme di vita libere, culture innovative e non sottomesse, valorizzare le esperienze di gestione reticolare dal basso, le diversità di genere e di desiderio, di molteplicità di orientamento e identità (glbtq), la lotta accanto ai migranti e contro la guerra, l’impegno per la giustizia sociale, contro la condizione precaria del lavoro, per il diritto alla casa, la creazione di mercati autogestiti (terra/ambiente/produzione/rivoluzione dei consumi). Una nuova sensibilità ha bisogno di creare in maniera cooperativa forme e strumenti di comunanza, dall’aria all’acqua fino alla produzione informatizzata e alle reti.
“C’è fascismo in ogni buca” ci suggeriscono Gilles Deleuze e Felix Guattari. Usciamo all’aperto quindi, fuori dalle logiche gerarchiche, di appartenenza, di potere e di micropotere, per creare una nuova sensibilità non autoritaria.

Assemblea aperta cittadina di Verona

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fonte: http://verona17maggio.noblogs.org/post/2008/05/15/comunicato-dell-assemblea-aperta-cittadina.-verona

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Devo scusarmi per la brutalità dell’immagine, ma credo sia necessario dare anche una testimonianza visiva della violenza gratuita a cui certe ‘bestie’ possono arrivare. Al posto del corpo del povero Nicola poteva esserci il mio. O anche il vostro, se è per questo.

mauro

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http://img519.imageshack.us/img519/3049/ferito001gj9.jpg

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Posted by: solleviamoci | Maggio 16, 2008

CIVITAVECCHIA - Fermiamo la centrale a carbone!

Insieme. Uniti. Ce la faremo. Per il bene di tutti. La centrale non deve essere accesa, può essere ancora fermata. Noi la fermeremo.
Appuntamento per il 24 maggio 2008 alle ore 10,00 davanti al Comune di Tarquinia. La nostra voce si alzerà da queste terre, e dovrà essere finalmente ascoltata.

Alcuni motivi per dire NO:

sul nostro territorio, i dati epidemiologici parlano già ora di: alte percentuali di tumori polmonari pleurici e alla trachea, di malattie linfatiche ed emopoietiche, di un aumento dell’incidenza di insufficienza renale cronica, di una crescita esponenziale di asma bronchiale ed allergie. Tra i danni che il carbone arrecherà all’Alto Lazio, si stimano (Externe.info) 300 mln di euro per la spesa sanitaria nel periodo d’esercizio previsto della riconvertenda TVN, più una sanzione di circa 500 mln di euro a carico del popolo italiano derivante dalla violazione degli accordi di Kyoto.

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“Comitato dei cittadini liberi” e “Comitato Nocoke Alto Lazio” hanno compiuto un viaggio nei territori brindisini, devastati dalla centrale a carbone Federico II. Ne è nato un film-dossier “Alto Lazio come Brindisi” disponibile in DVD.

Si può richiedere al nm. 3287182629

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venerdì, 16 maggio 2008

Carbone nero come la pece

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In attesa della manifestazione del 24 maggio a Tarquinia in Piazza Matteotti alle ore 9:00

facciamo un riepilogo :

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LA CENTRALE A CARBONE DI TORREVALDALIGA NORD

(dati estratti dalla Valutazione d’Impatto Ambientale – Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio n. 0680 del 6 novembre 2003 e dal decreto Map del Min. Attività Produttive)

ALCUNE DIMENSIONI DELLA CENTRALE

CARBONE BRUCIATO OGNI ORA

600

tonnellate

CARBONE BRUCIATO OGNI ANNO

3.900.000

tonnellate

FUMI RILASCIATI OGNI ORA

6.300.000

metri cubi

OSSIDI DI AZOTO RILASCIATI OGNI ANNO

5.850

tonnellate

OSSIDI DI ZOLFO RILASCIATI OGNI ANNO

3.900

tonnellate

POLVERI E METALLI PESANTI RILASCIATI OGNI ANNO

760

tonnellate

ANIDRIDE CARBONICA RILASCIATA OGNI ANNO

10.730.000

tonnellate

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LE CARENZE DELLA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE: UN ESEMPIO DI INAFFIDABILITA’ DELLE DICHIARAZIONI DI ENEL

dalla pagina 17 della V.I.A.:

“Relativamente al mercurio, in considerazione della frazione significativa in cui questo composto risulta presente nei fumi allo stato di vapore, e visti i dati riportati dalla stessa ENEL per altri gruppi a carbone dotati di impianti di abbattimento polveri e desolforatori, si esprime perplessità riguardo al fatto che le emissioni di tale inquinante possano essere effettivamente contenute nel valore dichiarato di 0,8 microgrammi per metro cuboScrive proprio così il funzionario ministeriale che nonostante l’inaffidabilità delle dichiarazioni di Enel dichiara la compatibilità ambientale dell’impianto [forse perchè la sua famiglia non vive lì! n.d.s.]

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LE MASSIME AUTORITA’ AMBIENTALI E SANITARIE CHIEDONO UNA NUOVA V.I.A. CHE CONSIDERI L’EFFETTO CONGIUNTO DELLE TRE CENTRALI SU TARQUINIA

23.04.2007 - Il Ministro dell’Ambiente chiede al Ministro dello Sviluppo Economico di convocare una Conferenza dei Servizi per una nuova Valutazione d’Impatto Ambientale che consideri anche gli effetti sul comprensorio.

19.07.2007 -Il Ministro della Salute, a conclusione dei lavori di una Commissione appositamente convocata per esaminare la situazione sanitaria nel comprensorio inquinato dalla centrale a carbone, chiede al Ministro dello Sviluppo Economico “…una formale convocazione di una Conferenza dei servizi per una più attenta Valutazione d’Impatto Ambientale…”

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LA RISPOSTA NEGATIVA DEL MINISTRO BERSANI COSTRETTO PERÒ AD AMMETTERE L’ECCESSIVO INQUINAMENTO

Il 01.08.2007 Il Ministro dello Sviluppo Economico risponde al Ministro della Salute a proposito di una nuova V.I.A.:

“…non sussistono i presupposti giuridici per assecondare questo orientamento…

Non è stato evidenziato alcun profilo di illegittimità degli atti amministrativi che consenta di prendere in esame l’eventualità della riapertura di una conferenza dei servizi.

Sono comunque consapevole che è necessario prendere ogni iniziativa per ridurre gli effetti sull’ambiente dell’entrata in esercizio della centrale…”

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LEGGITTIMA DIFESA: I CITTADINI DI TARQUIINIA DENUNCIANO BERSANI

19.10.2007 – Undici cittadini denunciano penalmente il Ministro Bersani per omissione d’atti d’ufficio.

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L’A.R.P.A. LAZIO AMMETTE CHE NON E’ IN GRADO DI CONTROLLARE LA CENTRALE

13.11.2007 – Il Direttore dell’A.R.P.A. Lazio chiede al Ministro dello Sviluppo Economico il riesame del decreto autorizzativo della centrale a carbone per le lacune riscontrate nell’autorizzazione stessa.

… le prescrizioni stabilite nel decreto autorizzativo M.A.P. Del 24 dicembre 2003 non sono congrue né alle condizioni poste dall’autorizzazione integrata ambientale … né conformi a quanto previsto all’art.7 del D. Lgs. 59/05. Conseguentemente ritiene che tale carenza possa pregiudicare i controlli previsti … e contribuire ad aumentare le problematiche ambientali connesse al progetto di riconversione della Centrale.

Si riportano sinteticamente le carenze prescrittive del decreto autorizzativo … :

a) non è stato definito, contestualmente all’atto autorizzativo, il piano di monitoraggio e controllo delle emissioni …;

d) per le emissioni in atmosfera i valori di flusso di massa prescritti all’intera centrale per gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo e le polveri non sono congruenti con quanto autorizzato per sezione e inoltre non sono stati stabiliti i valori limite per una serie di macro e micro inquinanti … ”.

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LA PROVINCIA DI VITERBO CHIEDE UNA NUOVA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE

14.01.2008 – Il Consiglio Provinciale di Viterbo delibera senza voti contrari la richiesta al Ministro dello Sviluppo Economico di riaprire la Conferenza dei servizi per una nuova V.I.A.

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I SIGNORI DEL CARBONE PULITO

28.02.2008 – Gli Amministratori Delegati di Enel e la giustizia. I tre Amministratori Delegati di Enel responsabili del carbone a Civitavecchia hanno problemi con la giustizia:

Franco Tatò è stato condannato per aver inquinato le popolazioni a Porto Tolle, il suo comportamento è stato ritenuto ”compatibile con un disegno criminoso”. (Sentenza del Tribunale di Rovigo)

Paolo Scaroni ha patteggiato una pena di 16 mesi

Fulvio Conti è indagato per corruzione

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Questi sono i signori del “carbone pulito” di cui possiamo fidarci ciecamente: il carbone è innocuo

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CARBONE, AMBIENTE E SALUTE
Guarda il video per essere informato sugli effetti devastanti del carbone!

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fonte:http://nocoketarquinia.splinder.com/

Posted by: solleviamoci | Maggio 16, 2008

Guerriglieri col proiettore. Roba da film

Per protestare contro il caro biglietti, basta un kit. E la facciata di un vecchio palazzo a fare da schermo

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di Micol Passariello

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Abbattere il costo esagerato dell’ingresso al cinema. Da questo presupposto nasce il Guerrilla Movie, movimento di (pacifici) rivoluzionari che lottano creativamente per la democrazia del fotogramma, con una missione: il cinema ai cinefili. Così pellicole storiche, documentari eccellenti e cartoon memorabili finiscono su facciate di palazzi disabitati ed in parcheggi deserti, proiettati con formula drive-in a entrata gratuita.

Stessa formula ha il Mobile Movie, nato da un’idea del creativo americano Bryan kennedy: un drive-in a sorpresa, improvvisato all’ultimo minuto (perché senza autorizzazione) sulle facciate degli edifici periferici. Per la versione estiva, si va per i tetti seguendo la Rooftop Films di Brooklyn, che, con un occhio ben aperto sulle norme di sicurezza, sfrutta questi spazi per allestire cinema, cineforum ed incontri con attori e registi indipendenti. Finora sono stati organizzati eventi filmici in quasi trecento luoghi, partendo dalla Old American Can Factory a Gowanus (di Brooklyn, appunto).

Per partecipare a questi happening - anche in Italia - basta seguire le tappe delle proiezioni sul web (www.guerrilladrivein.com, www.rooftopfilms.com, http://mobmov.org) e presentarsi. Oppure farsi promotore di un evento: basta procurarsi un kit da guerrigliero del cinema, contenente un proiettore, un trasmettitore Fm, un generatore ed un lettore Dvd.

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fonte: ilVenerdì, 16 maggio 2008

Start a Guerrilla Drive-in (aka MobMov)

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introStart a Guerrilla Drive-in (aka MobMov)
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Have you ever wanted to run an outdoor theatre ala MobMov.org or the Santa Cruz Guerrilla Drive-in? This instructable will tell you what equipment you’ll need and how to set it up.

Cyberpunk urban theater, here we come!

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Posted by: skakkina | Maggio 16, 2008

La libertà

di Ascanio Celestini

 

 

I poveri erano così affamati che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all’ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.

 

Per un po’ quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima. Allora imbottigliarono la loro sete e la vendettero ai ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.

 

Ancora un po’ i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà. Allora imbottigliarono la loro rabbia e vendettero ai ricchi anche quella. I ricchi che si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po’ di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l’avevano mai provata.

Così se la comprarono dai poveri che ce n’avevano tanta.

 

I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore.

Imbottigliarono la commozione e l’insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.

 

Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d’annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione. Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l’orgoglio dell’aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s’era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c’era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.

 

Dopo qualche generazione i poveri s’erano venduti tutto. Erano diventati così tanto poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e se la vendettero ai ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.

 

Quando i poveri restarono senza niente si armarono. E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzione non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza. Marciarono verso il palazzo. Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché erano armati, ma non avevano più né rabbia né fame, né orgoglio né sete, né disgusto né determinazione. E senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.

 

Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C’era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s’erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera. La stapparono , ma non riuscirono a farci niente.

Perché la libertà da sola non serve.

Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta.

La consegnò al popolo.

E da quel momento i poveri furono liberi.

Liberi di succhiare mentine.

Posted by: solleviamoci | Maggio 16, 2008

PdCI: relazione di Oliviero Diliberto al Comitato Centrale

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Credo non sfugga a nessuno, che siamo in una situazione assolutamente inedita e quindi anche la mia relazione introduttiva sarà improntata a grande franchezza, senza alcuna di quelle sottili ipocrisie della politica, perché è tempo di affrontare alcune questioni che per troppo tempo abbiamo in qualche misura rimosso. Dobbiamo andare ad un Congresso che sia un di grande chiarezza politica e dopo il Congresso lavorare per la costruzione di un grande progetto politico.

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Dal giorno dopo le elezioni sto svolgendo attivi regionali e riunioni in giro per l’Italia. La mia impressione, lo dico misurando le parole, è che il partito sia in campo, sia in piedi e che questo risultato, che avrebbe potuto portare, obiettivamente, ad una fase depressiva, viceversa ha sortito l’effetto di una reazione. Non dovunque, non nella stessa misura, ma nei luoghi dove mi sono recato c’è un partito reattivo. A Bologna per esempio - devo dire in una situazione particolare perché in campagna elettorale abbiamo avuto la vicenda della segretaria regionale che se ne è andata - ho visto un partito vivo e vitale. La sindrome otto settembre, il “tutti a casa”, non c’è.

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Gli altri partiti usciti dalla disfatta dell’Arcobaleno sono in ginocchio, chi per un motivo, chi per un altro. Rifondazione è lacerata oltre misura, non si sa nemmeno se Bertinotti firmerà o meno la mozione di Giordano; i Verdi pare che eleggeranno Marco Boato coordinatore e dunque veleggeranno verso il Partito democratico; Sinistra democratica è divisa in tre diverse mozioni, va al cambio del segretario e ci risulta che ci sia un intenso lavorio da parte del Pd per riassorbirla. Noi siamo in piedi, evidentemente abbiamo lavorato bene negli anni passati.

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Tutto ciò però se da un lato, in qualche misura, può rassicurare il comitato centrale, dall’altro può essere fuorviante. E’ scattata una sorta di sindrome di auto-consolazione/rimozione che è preoccupante. Sintetizzo il pensiero di alcuni tra noi: sì abbiamo da registrare una sconfitta, ma tutto sommato andiamo avanti; la linea va bene; la confederazione della sinistra prosegue. Vi è insomma in alcuni compagni l’idea che tutto sommato si fa un congresso perché siamo obbligati dal risultato, ma in fondo non debba cambiare poi molto.

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Io invece sono persuaso che proprio perché il partito ha tenuto, proprio perché siamo in campo, proprio perché siamo gli unici in grado di determinare uno spostamento di forze verso il futuro, dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo la massima sfida per l’innovazione e determinare un nuovo inizio. Uso volutamente questa espressione, nuovo inizio, senza il quale i processi che sono in corso inevitabilmente, anche al di là, come è ovvio, delle nostra percezione, porteranno ad un progressivo, ulteriore, affievolimento dell’azione e della consistenza del nostro partito sino a determinarne nei fatti l’assoluta inconcludenza.

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Nuovo inizio che prenda atto dell’esito disastroso delle elezioni e non solo per la Sinistra Arcobaleno. Perché vedete, io non vorrei che la sinistra italiana interrogandosi su se stessa perdesse di vista quello che è successo complessivamente.

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Le elezioni del 2008 passeranno alla storia, perché questo parlamento è di gran lunga il parlamento più a destra della storia repubblicana. Ma c’è di più: questo parlamento rispecchia lo stato del paese e cioè uno spostamento a destra della società delle idee e del senso comune della società italiana. Da più parti si parla di americanizzazione del sistema. L’idea, perlomeno quella veltroniana, è quella di un’alternanza tra simili.

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Americanizzazione appunto. Il Pd che rappresenta l’establishment tradizionale, il Pdl che rappresenta un establishment un po’ diverso, decisamente conservatore.

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Però attenzione, c’è una specificità italiana, non basta parlare dell’americanizzazione che pure c’è. C’è un elemento in più ed è che mentre negli altri paesi dove c’è un’alternanza tra simili, le due formazioni politiche si riconoscono a vicenda in una storia comune, la situazione italiana è molto diversa perché c’è sì l’americanizzazione del sistema e dall’altro però uno dei due corni della vicenda è un agglomerato di forze che in parte e solo in parte si può riconoscere nella comune storia repubblicana. Mentre la vecchia Casa delle libertà aveva l’Udc dentro, conservatore ma legato alla storia repubblicana, adesso con l’Udc fuori cambia il quadro e la natura della destra italiana. Il Pdl è fatto da tre forze politiche che non vengono dalla storia costituzionale: Forza Italia, i postfascisti del vecchio Msi, poi An, e la Lega. In altre parole ci sono in questa destra italiana delle specificità diverse e peggiori rispetto alle altre destre europee ed internazionali.

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Pensate all’ondata razzista e securitaria, e cioè il tema della sicurezza cavalcato con le ronde, con una concezione della sicurezza che è un intreccio di xenofobia, razzismo, populismo che però ha fatto presa, è entrato nel senso comune degli italiani. Attenzione, perché lo scivolamento verso una società autoritaria è insensibile, non te ne accorgi fino a quando non ci sei cascato. Ed allora io spero che sabato prossimo si possa essere tutti a Verona per la manifestazione contro il razzismo. Che ci sia tutta la sinistra, tutto quello che ne è rimasto, perché è indispensabile oggi reagire, non abbassare la guardia e riscoprire e praticare l’antifascismo non come un glorioso retaggio del passato, come la retorica archeologica. L’antifascismo oggi più che mai torna un attuale elemento di battaglia politica nella società italiana; declinato nella nuova fase, con i nuovi pericoli che abbiamo di fronte.

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Così come, attenzione compagne e compagni, a considerarci equidistanti tanto dal Pd come dal cosiddetto Popolo delle libertà. Dobbiamo avere la capacità di distinguere sempre tra chi è il nemico principale. E cioè non vorrei che siccome il Pd è quello che ha contribuito a schiantarci finissimo per scambiare lucciole per lanterne e cioè che facessimo una riedizione postuma di una sciagurata teoria degli anni Trenta che era quella del socialfascismo. Dobbiamo essere in grado di distinguere sempre perché facciamo politica. Dopo di che la critica e gli attacchi al Partito Democratico da parte mia voi li sentirete in maniera sempre crescente perché le responsabilità che si sono assunti, anche nel legittimare proprio questa destra, sono terrificanti. Ma, lo ripeto, attenzione perché il rischio che scatti in noi una involuzione settaria, che la reazione alla sconfitta ci porti a rinchiuderci in una logica meramente identitaria è un rischio molto serio. Dobbiamo insomma scongiurare i pericoli di estremismo e trovare un punto di equilibrio. Questa è la linea che vi propongo a nome della direzione del partito.

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Siamo chiamati a dare un giudizio innanzitutto sulla fine di una fase. La fine della fase è la fine dell’Unione di centrosinistra che non è finita per colpa nostra, eppur tuttavia è finita.

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Chi oggi vagheggia il ritorno a quella fase semplicemente non ha capito quel che è successo. L’Unione si basava su una scommessa e cioè che si potessero conciliare interessi materiali diversi, parliamo di interessi di classe - ma anche altri, penso alla laicità dello Stato - tra le forze moderate e la sinistra. Non ci siamo riusciti. Dobbiamo registrare su questo terreno una sconfitta: l’idea del partito di lotta e di governo non ha funzionato.

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Non ha funzionato con il Pci quando il Pci aveva il 34 per cento dei voti. Noi abbiamo provato, insieme ad altri, forse noi più di altri, a spostare nella misura del possibile l’asse del governo su linee più accettabili. Volta per volta siamo invece stati indotti ad un’altra cosa e cioè a frenare. La nostra linea è diventata quella di impedire cose peggiori, star dentro per arginare gli spostamenti progressivi su posizioni sempre più moderate.

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Quell’idea dell’Unione quella possibilità non c’è più. Oggi quella costruzione di alleanze che abbiamo determinato dal ‘98, da quando siamo nati, è fallita alla prova dei fatti. Ed è fallita per una somma di circostanze: i rapporti di forza, la congiuntura internazionale, ma anche perché nel nostro paese quei poteri forti, quegli interessi di classe che noi pensavamo potessero essere conciliabili con gli interessi di un’altra classe, ebbene quei poteri forti hanno determinato prima l’impedimento ad ottenere dei risultati e poi la caduta del governo per espungere quel poco che noi potevamo rappresentare, quel granello di sabbia che potevamo rappresentare ed abbiamo rappresentato, di inceppamento dell’ingranaggio.

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La nascita del Partito Democratico ha infine posto il suggello alla fine dell’Unione di centrosinistra. Il Pd è nato con l’idea di cambiare le alleanze. Ricordate Rutelli e le maggioranze di nuovo conio? E anche la linea che il Pd ha sprigionato era la linea che non poteva che portare alla deflagrazione dell’alleanza e del governo. Il Pd poi ha scelto - in questo caso per responsabilità diretta di Veltroni e del suo gruppo - di espungere la sinistra anche semplicemente sul piano dell’alleanza elettorale. E non era la scelta di andare da soli, perché hanno preso Di Pietro, hanno preso i Radicali, hanno preso imprenditori, generali, prefetti, teodem e così via. Non hanno preso la sinistra. L’obiettivo del Pd era erodere consenso nel bacino potenziale dei moderati e nelle aree del paese dove più in ritardo era il Pd, penso al Nord Est, alla candidatura di Calearo. Non sono riusciti affatto. Il paradosso è che il Partito democratico nasce a “tendenza maggioritaria”, cercando di sfondare al centro e, invece, non sfonda per niente al centro, non prende un voto in più rispetto a quelli dell’Ulivo del 2006, ma porta via i voti alla sinistra. Il Pd ha fallito la sua missione, doveva arrivare perlomeno al 35 per cento, è arrivato al 33 e ha consegnato alla destra la più grande maggioranza da quando Berlusconi è sceso in politica. Si parlava di rimonta: sono nove punti in più di distanza per Berlusconi. Si parlava di pareggio al Senato: sono 39 i senatori in più per la destra. Sino alla tragedia delle elezioni romane, dove Alemanno conquista il Campidoglio dopo 15 anni di governo del centrosinistra.

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Il Pd ha determinato un susseguirsi di sconfitte, una dietro l’altra. L’unico risultato perfetto che è riuscito a Veltroni è stato quello di far sì che la sinistra non fosse più in Parlamento. In tutta la campagna elettorale ho avuto una sensazione molto sgradevole: Veltroni individuava come nemico la sinistra e non Berlusconi, sino ad arrivare al paradosso del voto utile. L’operazione annientamento della sinistra sta proseguendo con l’ipotesi della introduzione della soglia di sbarramento alle europee e noi non siamo più in Parlamento ad incidere. Gli riuscirà? Non lo sappiamo, ci sono resistenze anche dentro al Pd, ma nel gruppo dirigente che fa capo a Veltroni l’obiettivo di mettere mano alla legge elettorale europea c’è.

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Tutto questo prelude ad una stagione che cambierà molte cose in Italia e che determina conseguenze anche sul movimento dei lavoratori, sul sindacato, come si è visto nella vicenda dell’accordo raggiunto sulla modificazione del contratto di lavoro. E questo è solo l’inizio. Insomma non si apre una fase semplice, anzi: senza compagne e compagni in Parlamento, con un continuo tentativo di annientamento a tutti i livelli, penso alle trattative sulla formazione delle giunte alla provincia di Roma, al comune di Napoli. C’è uno scientifico tentativo di annientamento. C’è un unico modo per evitarlo, ed è avere più forza per impedire che questo avvenga, essere più condizionanti. Ed allora dobbiamo analizzare con molta attenzione le cause della sconfitta e, sulla base di queste, ragionare sul da farsi.

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In campagna elettorale ho registrato due sentimenti contrastanti nel nostro elettorato, due sentimenti che coesistevano. Alcuni dicevano: “non vi votiamo più perché due anni di governo Prodi non ci hanno portato niente”. Astensionismo di sinistra, delusi di sinistra. Contemporaneamente c’era un’altra fetta che diceva: “beh, per due anni avete rotto le scatole al governo, gli avete impedito di attuare quel che voleva attuare. E siccome bisogna impedire che vinca la destra voto per Veltroni o quando non voglio votare per Veltroni perché proprio non ce la faccio voto per Di Pietro che sta comunque dentro la coalizione”. In sostanza noi abbiamo scontato da una parte e dall’altra per una linea che non ha pagato, che era appunto quella “di lotta e di governo”.

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Ma abbiamo pagato un prezzo molto alto su un altro punto che è un punto politicoculturale, e cioè il fatto che gran parte dei nostri alleati, ad iniziare dal candidato premier Fausto Bertinotti, erano impegnati in una gara di nuovismo. Era il tentativo di accreditarsi come una cosa nuova a prescindere dai contenuti. Per certi versi sembrava la riedizione, in forma farsesca, e senza la caduta del muro di Berlino alle spalle, della Bolognina. Una Bolognina fatta in fretta e furia, con dei sotterfugi, attraverso una campagna elettorale, non attraverso un confronto e una tragedia di una comunità come era stata nel caso del Pci.

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Nuovismo. Come se la falce e il martello, simbolo nostro e di Rifondazione, fosse un impaccio per prendere voti. Viceversa nel 2006 con quel simbolo noi e Rifondazione assieme abbiamo preso complessivamente 3 milioni di voti. Con l’Arcobaleno abbiamo preso un milione e centomila voti, compresi i Verdi, compresa Sinistra democratica. In altre parole di nuovismo in nuovismo si muore. E cioè l’ancoraggio ad una identità se essa non è fine a se stessa, ma se è una identità che serve a sviluppare un’azione politica con dei contenuti, ebbene quell’identità è foriera di risultati positivi. E’ quando le abbandoni le identità, senza cambiare i contenuti, allora il cambiamento dell’identità ti porta al disastro come è avvenuto in queste elezioni. In altri termini credo che qualcuno abbia fatto la campagna elettorale, non per prendere voti ma per costruire, già nella campagna elettorale, il partito del dopo. Cioè il partito dell’Arcobaleno che poi non si costruirà per il semplice motivo che è stato disfatto dagli italiani. Voto utile, abbandono dell’identità, le dichiarazioni di Bertinotti sul comunismo che sarebbe stato nel nuovo soggetto solo una «tendenza culturale», a pochi giorni dal voto: tutti elementi, dicevo, che ci hanno portato alla sconfitta. Ma non bastano a spiegare l’entità della disfatta. C’è un altro importante dato su cui riflettere.

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Se nel giro di due anni perdiamo milioni di voti c’è una conseguenza che va analizzata a fondo: noi tutti, Rifondazione e Pdci, avevamo un voto di opinione e non un voto strutturato. In altre parole è un voto che col mutare d’opinione si sposta da una parte all’altra e il dato di fondo è che la sinistra non ha più insediamento sociale nel paese.

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Naturalmente questo voto d’opinione, quando non ci sarà più la coazione al voto utile può essere che torni alle europee e ci sono anche segnali in questo senso, ma è comunque un voto che va e viene e che non rappresenta più, come una volta, un insediamento sociale vero. Ed è da lì che bisogna ripartire. Oggi si deve guardare al futuro, che poi è un futuro immediato.

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La direzione del partito ha individuato un percorso che parte da una considerazione di fondo. Il nostro partito c’è, ha dimostrato una buona tenuta, però da soli non ce la facciamo, da soli siamo inadeguati ad affrontare la fase che si apre e che, ripeto, sarà difficilissima. Nella riunione della direzione ho parlato di una lunghissima traversata nel deserto. Lo ribadisco e non so quanto ci metteremo. Però bisogna sapere in che direzione muovere i primi passi per evitare di perdersi.

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L’Arcobaleno non c’è più compagni. Il compagno Mussi in una intervista al Manifesto di pochi giorni fa ha detto «diamoci un’ultima chance alle europee». A me sembra una cosa insensata, contro il buon senso prima ancora che contro le regole della politica. E tuttavia non escludo che a seconda dell’esito del congresso di Rifondazione ci possa essere questa prospettiva. Però non è la nostra.

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Molti compagni mi dicono “dobbiamo ricostruire la sinistra”. Giusto. Molti sostengono: “non dobbiamo perdere la nostra vocazione unitaria a sinistra”. Giusto. Però di quale sinistra stiamo parlando? Cosa c’è rimasto a sinistra? Sinistra Democratica? I Verdi? Non ci sono più. M ala vera tragedia è che nella percezione di grandi masse, anche per via del sistema bipolare, la sinistra è rappresentata largamente dal Partito Democratico e cioè destra-sinistra nella semplificazione. Non lo è. Certo che non lo è. E’ un partito di centro, ma in questo bipolarismo da Orazi e Curiazi, viene percepito come tale. Tra l’altro la gente vede i capi: sono sempre gli stessi. Nel Pd continuano a litigare Veltroni e D’Alema. Come nei Ds, come nel Pds e come nel Pci prima. La percezione è cosa diversa dalla realtà.

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Allora a sinistra cosa è rimasto? Siamo rimasti noi ed è rimasto il Prc. Ripartiamo da quello che c’è compagni e non da quello che vorremmo che ci fosse, perché se sbagliamo l’analisi poi sbagliamo tutto. Ripartiamo da quello che c’è e a sinistra. E a sinistra ci sono due partiti che si chiamano comunisti.

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C’è stato, come sapete, un appello pubblico di capi di movimento, di lavoratori, di intellettuali, rivolto a noi e non solo a noi, che non a caso aveva un titolo emblematico: “Ricostruire la sinistra”. Ma subito dopo diceva, “Incominciamo da noi comunisti”. Si rivolgeva a noi - che abbiamo già detto di sì - e a Rifondazione comunista, che ovviamente non ha risposto perché ha linee molto diverse all’interno, e poi si rivolgeva a tutti coloro che sono ancora comunisti e che oggi non stanno né con noi né con Rifondazione. Ce ne sono di comunisti, erano tre milioni due anni fa! Da lì dobbiamo ripartire. Io non vedo alternative.

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So che ci sono opinioni diverse, che molti compagni vorrebbero riproporre la confederazione. E’ un pio desiderio, perchè la confederazione non c’è. Al congresso ci confronteremo liberamente, ma partiamo dalle cose reali, dai dati. I dati ci dicono che dopo questo risultato dobbiamo provare a ripartire dai comunisti. Come è ovvio dipenderà molto da come andrà il congresso di Rifondazione comunista, da chi vincerà quel congresso, dai rapporti di forza che si determineranno. Ma dipenderà anche dal nostro di congresso. La direzione ritiene che il congresso nostro vada in parallelo con quello di Rifondazione Comunista e la nostra parola d’ordine, quella del nuovo inizio, quella che, se verrà votato maggioritariamente, proporrò di inserire nel documento politico è quella della riunificazione delle forze comuniste in Italia.

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Care compagne e cari compagni, il Pdci, noi, ci mettiamo a disposizione di questo processo nell’auspicio e nella speranza - e ovviamente incalzeremo in questo senso - che altri vengano, che altri accettino di fare questo percorso insieme a noi. Badate, voglio essere molto esplicito, l’ho detto aprendo la mia relazione che non voglio usare le ipocrisie della politica; qui stiamo giocando la sopravvivenza non di una nicchia, ma stiamo provando a giocare affinché il Partito Democratico non provi definitivamente a cancellare la presenza di forze critiche dal panorama politico italiano. Il rischio è mortale, non per il Pdci, ma per l’esistenza di idee critiche che abbiano nel panorama politico italiano una esistenza reale, non in un convegno o in un libro di un intellettuale di sinistra, ma nell’azione politica.

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Attenti, la discussione nel Pd, dalle legge elettorale in europea in avanti, sarà su come si finisce di distruggere la sinistra. E voglio mettere in guarda i compagni da un pericolo insidioso; dentro il Pd sembra che si contrappongano due linee: da un lato Veltroni che non vuole rapporti con noi, dall’altro D’Alema che dice di volere riaprire la politica delle alleanze. Io non so cosa è meglio far le due cose: D’Alema non dice “rifacciamo l’Unione”, D’Alema sta lavorando affinché si ricostruisca una sinistra buona, presentabile, non più comunista, “arcobalenista” per semplificare, con la quale il Pd possa allearsi e dire all’opinione pubblica, “vedete abbiamo recuperato anche la sinistra”. Con noi no, a noi non ci vogliono . Non è una mia illazione, lo ha esplicitato Nicola Latorre, il braccio destra di D’Alema, in una intervista a l’Unita, dichiarando che “c’è un movimento interessante a sinistra, non più ideologico, non più retrò, che si sta innovando…”. A chi stava pensando?

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A Bertinotti e a Mussi che se vincono il congresso o anche se non lo vincono, parlo di Bertinotti, insieme ai socialisti schiantati dalle elezioni, si riunificano, fanno la sinistra perbene che aderirà presumo - ma è del tutto secondario - all’Internazionale socialiste a al Ps europeo. Quelli vogliono prendersi.

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Allora come pensiamo di sopravvivere compagni? Come pensiamo di far vivere in Italia la criticità rispetto agli assetti capitalistici? Beh aumentando le forze, provando a rimettere insieme quelli che sino a 10 anni fa erano già insieme. La gran maggioranza di noi era in Rifondazione, c’è stata una differenza strategica nel ‘98, abbiamo creato questo partito e dopo 10 anni ci siamo e siamo pure in salute discreta nonostante tutto, ma oggi dobbiamo fondere le due debolezze. E in questo processo unitario richiamare quanti più compagni e compagne possibile che hanno voglia di cimentarsi in questo percorso. E quindi propongo a nome della direzione che su questo tema il nostro partito vada al congresso e che il congresso venga indetto in una data che non fissiamo oggi , ma comunque entro luglio, in parallelo con il congresso di Rifondazione.

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Oggi dobbiamo indire il congresso, dobbiamo nominare una commissione che lavori alla bozza di documento politico da sottoporre poi al Comitato centrale e sul documento politico mi riservo l’ultima parte della relazione. Io auspico e lavorerò per un documento politico unitario, nella chiarezza politica. Verificheremo se ci sono le condizioni, ma io lavorerò per questo. So che ci sono dei ragionamenti da parte dei compagni, se presentare o meno documenti alternativi a quello base che il comitato centrale approverà.

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Ritengo che documenti alternativi siano un errore e che ci siano le condizioni per provare a stare tutti insieme. Per esplicitare non ci sono soltanto tendenze un po’ più di sinistra nel partito, ci sono anche tendenze un po’ più confederative. Lo dico con enorme rispetto. E non escludo che ci possano essere documenti alternativi. Io lavorerò per scongiurarlo. In ogni caso questo non è un congresso qualunque, è un congresso che deve vedere la più grande partecipazione delle compagne e dei compagni, una larga consultazione di tutti e un congresso il più aperto e il più libero possibile.

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La mia idea di percorso è la seguente: oggi il comitato centrale indicherà un gruppo di compagne e di compagni per redigere la bozza di documento e verificare se c’è la possibilità di un documento unico. Sono per far lavorare questa commissione e poi varare una bozza di documento che possa essere discusso, ove i compagni nei territori ne avessero voglia, per recepire suggerimenti, critiche, osservazioni e cioè far vivere la costruzione del documento nel modo più largo possibile. Dopo di che, svolto questo lavoro, la commissione si riunirà per un’ultima volta, varerà la bozza definitiva e sarà il Comitato centrale nel giro di tre settimane, forse i primi di giugno, a varare il documento o i documenti. La direzione ha stabilito il modello di documento, un documento breve - dieci cartelle - tutto di indirizzo politico. Un documento che prende atto di quello che è successo e guardi al futuro, alla prospettiva e alla fase che si apre e alla quale noi vogliamo partecipare a pieno titolo, da protagonisti. Documento quindi compatto, non emendabile, perché se il documento è “costruiamo l’unità delle forze comunisti” e poi magari passa un emendamento che dice “ci presentiamo con l’Arcobaleno,” beh non torna.

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Tutto si tiene, unità nella chiarezza politica: non ci possono essere maggioranze trasversali, giochini. Il documento verrà discusso lungamente e poi verrà varato dal Comitato centrale. Io terrei la barra sul problema della riunificazione delle forze comuniste in Italia su tre questioni di contenuto, che cito solo per titoli: ripartire dal conflitto sociale, battaglia culturale, diversità dei comunisti. Ho detto conflitto sociale, quindi contraddizione capitale-lavoro. Voglio dire che dove il partito si è impegnato dei risultati sono arrivati: alla Bosch di Bari abbiamo 120 iscritti nella sezione di fabbrica. Sulla battaglia culturale voglio aggiungere una cosa.

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Ho citato prima il tema della sicurezza. E’ cambiato profondamente il senso comune dell’Italia negli ultimi 15 anni. Quando c’è stata la fine della prima Repubblica per una larga fetta del paese sembrava che il reato peggiore fosse quello dei colletti bianchi, la malversazione, la concussione, la corruzione, l’abuso d’ufficio, i reati della politica e del rapporto tra la politica, l’economia e le istituzioni. Ebbene oggi questi non sono più percepiti come reati, sono stati espunti dalla preoccupazione degli italiani. La preoccupazione è soltanto per quei reati che generano allarme fisico immediato. Noi non dobbiamo sottovalutare – e saremmo sciocche se lo facessimo - questi temi, gli scippi, i furti nelle abitazioni. Però va fatta una battaglia culturale, che temo faremo solo noi.

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Faccio un esempio banalissimo di quel che intendo. Quando c’è stato il dibattito contro le contraffazioni c’è stato chi da destra ha proposto un pena sino a tre anni di carcere per coloro che vendono merce contraffatta, le false borse per intenderci, per strada. Tre anni, una cosa enorme. Io ho replicato in una maniera semplice che è comprensibile a tutti. Se mia moglie compra una falsa Louis Vuitton da un extracomunitario, entrambi sanno che è falsa, lo sa chi te la vende ma lo sa anche chi la compra. Però se do tre anni di carcere all’extracomunitario, perché non li do anche a chi acquista? Ma c’è una cosa più di fondo.

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Se io do sino a tre anni di carcere a chi vende una borsa falsa, quando la sta vendendo a chi sa che è falsa, quanti anni devo dare ai banchieri che hanno venduto i bond falsi argentini a quei poveri risparmiatori che non sapevano che quei bond erano taroccati! Questo è un tema grande e difficile, però è il tema per l’egemonia, per la gerarchia dei valori nella società. Ecco come si tengono, conflitto sociale e battaglia culturale.

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Infine la diversità. Approfitto della riunione del Comitato centrale per dire quanto non ho potuto dire in anticipo rispetto ad un mia scelta. Come sapete io non ero candidato a queste elezioni e ho scelto di non essere candidato per lasciare il posto ad un operaio, Ciro Argentino, nostro compagno, lavoratore delle Thyssen, con tutte le implicazioni simboliche che questo aveva. Credo che sia venuto il momento, per tutti non solo per il segretario del partito, di iniziare seriamente a ragionare sul tema della diversità dei comunisti rispetto agli altri. Siccome i compagni e le compagne mi hanno sentito migliaia di volte dire queste cose ho ritenuto che fosse importante non dirlo più ma farlo e cioè - ancorché forse non sufficientemente recepito - il mio intento era innanzitutto pedagogico.

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Nel momento in cui vi era la discussione sulle candidature, che inevitabilmente porta con se personalismi, ambizioni, scorie di tutti i tipi, che iniziasse il segretario del partito a dare l’esempio per dire che si può fare politica anche fuori dalle istituzioni. Ho preso questa scelta per dare un segnale all’esterno, per dire “quando parlate di casta noi non c’entriamo”, ma anche all’interno del partito. Ribadisco qui quello che ho detto nella riunione della direzione: qualunque cosa capiti la mia vicenda istituzionale è chiusa nel senso che intendo dedicarmi nei ruoli che il partito deciderà, esclusivamente al progetto politico che vi ho esposto.

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Torno al percorso congressuale. Il prossimo Comitato centrale dovrà varare il documento o i documenti, stabilire le regole del congresso e nominare due commissioni. Oggi nominiamo la commissione per la redazione del documento, la volta prossima dovremo indicare due commissioni, tutte e due molto rilevanti: la prima è una commissione che deve valutare gli adeguamenti e le modifiche del nostro statuto da proporre poi al congresso per una nuova forma partito e immaginare anche la possibilità di adeguare i gruppi dirigenti al percorso di riunificazione che vi ho proposto. A statuto vigente dovremmo rifare ritualmente gli organismi come sono oggi, bisogna che discutiamo come farli considerando la fase completamente nuova.

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Noi dobbiamo radicalmente modificare il nostro modo di lavorare, anche perché le risorse sono infinitamente di meno, e quindi rimodulare il nostro modo di lavorare in vista del processo unitario delle forze comuniste e contemporaneamente in ogni caso per quanto riguarda noi. E’ una commissione meramente istruttoria, ma che non può essere la commissione statuto che viene nominata il giorno del Congresso e lavora una notte. E’ una commissione che deve lavorare da qui al Congresso affinché il Congresso possa poi discutere e votare le modifiche dello statuto. Poi bisognerà nominare, come è ovvio, la commissione che gestisce il Congresso. Arrivati a quel punto sapremo se vi sono o meno documenti alternativi e valuteremo ed avanzeremo una proposta che tenga dentro la gestione tutte le compagne e i compagni che hanno manifestato sensibilità e/o documenti diversi.

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Infine, nella prossima riunione del comitato centrale distribuiremo tre proposte di legge di iniziativa popolare. Non siamo più in parlamento e l’unico modo per svolgere un ruolo legislativo è quello delle proposte di legge di iniziativa popolare. Sono tre proposte simboliche che parlano ognuna a un pezzo di società che a noi interessa raggiungere: la reintroduzione della scala mobile per i salari e le pensioni; il divieto di finanziamento da parte del pubblico, quindi Stato ed enti locali, alle scuole private secondo il dettato costituzionale; la legge sul conflitto degli interessi.

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Un pacchetto che parla di lavoro, parla di scuola e di cultura e di regole democratiche in un paese dove proliferano i conflitti d’interesse.

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Ho finito compagni, ma non posso esimermi dal porre in chiusura un tema che ho già posto alla direzione del partito. Il tema del mio ruolo. Se ci pensate sono dei quattro partiti dell’Arcobaleno, l’unico segretario che è ancora in carica. E siccome non vivo sulla luna so che il problema esiste. Vi assicuro che tirare la carretta oggi è più che mai complicato.

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Credo di avere dimostrato coi fatti di essere scarsissimamente attaccato alle seggiole. Ho posto alla direzione un problema e cioè se le compagne e i compagni ritenessero utile per il partito che io continuassi a fare il segretario. L’ho posto laidamente. Qui non siamo nel Pcus. Dobbiamo abituarci a discutere di queste cose non pensando che discutere di questo sia un reato di lesa maestà. Vediamo se al nostro progetto è utile che io continui o meno, sapendo una cosa di cui ho piena consapevolezza e cioè che noi dobbiamo andare verso un profondo rinnovamento del gruppo dirigente, uno snellimento ed una razionalizzazione delle strutture dirigenti del partito ed io mi sono assegnato un unico compito: quello di traghettare questo partito in una prospettiva politica più grande e contemporaneamente traghettare il gruppo dirigente verso il rinnovamento.

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Non a caso ho usato l’espressione della traversata nel deserto perché è l’espressione di Mosè che porta gli ebrei nella Terra promessa. Ma Mosè non ci arriva. Io fino a che camperò continuerò a fare il militante comunista ma non mi si può chiedere di fare per un lungo periodo il segretario del partito. Lo farò fino a che è utile e vi posso assicurare che un minuto prima che qualcuno me lo chieda avrò già fatto un passo indietro.

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Discutiamone, perché è un tema vero. L’unica cosa certa, assolutamente certa è quello che ho detto chiudendo la direzione e che ribadisco qui. Subito dopo la disfatta io ho sentito un peso sulle spalle che vi posso assicurare non era lieve. Quel peso, quella responsabilità io la voglio condividere, la vorrei spartire con voi, darne un pezzetto a ciascuno di voi perché davvero è pesante. E spero di comunicare a tutti e a tutte un unico sentimento. Noi siamo stati sconfitti. Ma non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci ed andiamo avanti.

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fonte: http://www.comunisti-italiani.it

Posted by: solleviamoci | Maggio 15, 2008

Integrazione sessuale al Call Center

Doriana Goracci propone una catena un po’… particolare.

Raccolgo volentieri l’invito: leggete e capirete perché.

“Facciamo una piccola gara, non chiedo niente di speciale…facciamo una specie di catena, passaparola, quelle demenzialità che a volte ci hanno preso, fatto sperare…sorridere. Mandatela questa mail ad almeno cinque persone, vediamo se gira, come altre di notizie, eh?”

La donna ha chiamato la polizia da un bar vicino. Roma, romena aggredita e violentata nel call center. tgcom. Ansa
Roma. Una giovane romena, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l’ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo lo stupro la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la Polizia.
Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra mobile, hanno consentito di identificare l’aggressore per A.A., italiano di 39anni, convivente della responsabile del call center.
Domani controllo sui media nazionali, ma per ora l’ho trovata riportata solo su adnkronos
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Roma | 15 maggio 2008

Romena violentata a Roma, arrestato un italiano, Alemanno: il Comune la aiutera’

Violenza sulle donne

Violenza sulle donne
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Una ragazza rumena, dipendente di una cooperativa di servizi, e’ stata aggredita e violentata in call center della capitale vicino piazza Vescovio, dove la donna lavora come addetta alle pulizie, dal convivente della responsabile del call-center, un italiano di 39 anni, arrestato dalla polizia poco dopo.

Il Comune di Roma si attivera’ immediatamente per aiutare la ragazza. Lo ha annunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. “E’ un fatto gravissimo, che dimostra come la violenza non abbia nazionalita’ - sottolinea Alemanno - In questo caso una ragazza romena, infatti, e’ stata aggredita da un italiano. Mi auguro che la pena sia esemplare. Valuteremo nelle prossime ore in che modo sara’ possibile aiutarla”.

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fonte: http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=81715

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Va dato ad Alemanno il riconoscimento della tempestività e della equidistanza. C’è solo da sperare che alle parole seguano i fatti e che non sia la solita ’strombazzatura’ politica. Malcostume, ahimé, tutto italiano.

mauro

Posted by: solleviamoci | Maggio 15, 2008

Sabra e Shatila: un cartoon sulla strage

di Pasquale Colizzi

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Un docu-cartoon che nel finale trascolora nelle foto d’archivio dei fatti veri che lo hanno ispirato. Waltz with Bashir del regista israeliano Ari Folman è passato nella seconda giornata del Concorso cannense impressionando per il valore artistico e per l’argomento. Racconta una strage di enormi proporzioni (circa tremila morti) che colpì rifugiati palestinesi che nel 1982 si trovavano nei campi profughi di Sabra e Shatila alla periferia di una Beirut ancora sotto il fuoco della guerra civile. Il raid si consumò dal 16 al 18 settembre per mano delle milizie cristiane libanesi in un’area che era direttamente controllata dall’esercito israeliano.

Naturale quindi che ci sia stato in questi anni un rimpallo tra il braccio armato e la reticenza colpevole di chi poteva evitare la strage. Ari Folman, incontrando la stampa, ha voluto precisare che il suo cartoon non vuole essere “fuoco amico” rispetto al suo Paese: «La responsabilità del massacro non è delle truppe israeliane. È una cosa ben conosciuta. È vero però che i cristiani avevano un legame con noi, ma non volevo fare un’inchiesta». Infatti, ha spiegato il regista «non mi interessava la cronologia del massacro, ma fare solo un film contro la guerra dove i soldati sono solo mossi come delle pedine dai loro capi».

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Respinte al mittente anche le accuse piovute su Israele di essere uno Stato dalla democrazia limitata, impegnato com’è in una guerra infinita con un nemico nel cuore del suo territorio: «In Francia e in Europa c’è un’idea sbagliata sull’apertura del nostro Paese. Noi siamo liberi: qualcuno forse non ci crederà Israele è un Paese aperto».

Intanto Waltz with Bashir si segnala per il suo originale miscuglio di animazione e immagini di repertorio, situazioni inventate per pura drammaturgia e una base di documentazione. Dalla memoria collettiva all’avversione per la guerra, passando anche per l’autobiografismo. Il regista infatti a 17 anni era arruolato nell’armata israeliana durante la prima guerra libanese. «È soprattutto una storia personale questa – ha spiegato Folman -. Mi sono ritrovato a non avere nessun ricordo di quel periodo, nè di quello che accadde Beirut Ovest».

E come molti soldati tornati dalle missioni, e non solo quelli americani, anche lui è stato per quattro anni in analisi a tentare di rielaborare il dolore. Poi è venuto il momento di ricostruire la memoria di quei giorni, attraverso conversazioni con suoi vecchi commilitoni che potessero tirare fuori qualche ricordo di quel momento di vita comune.

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Dall’incubo ricorrente di un compagno d’armata per esempio nasce l’idea della prima scena: un gruppo di 26 cani, feroci e famelici, che inseguono senza sosta un uomo.

Troppo presto per parlare di premi e palmares ma c’è già chi immagina in Mrjane Satrapi un’alleata naturale di questo cartoon. Anche lei l’anno scorso ha proposto in Concorso Persepolis - una meravigliosa trasposizione del suo fumetto autobiografico – vincendo un meritato Premio speciale. Senza contare il presidente Sean Penn, che già aveva fatto la sua dichiarazione d’intenti: daremo attenzione a film che sanno guardare ai problemi del presente.

Quanto all’effetto che il suo film
potrebbe avere sugli spettatori, Folman spera in un’auspicabile “obiezione di coscienza” dei giovani israeliani. O almeno si augura che «dopo averlo visto non vogliano più partecipare a nessuna guerra».
pasquale.colizzi@fastwebnet.it

Pubblicato il: 15.05.08
Modificato il: 15.05.08 alle ore 19.18

fonte:http://www.unita.it/view.asp?idContent=75471

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